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Impulsività vs Ragione: come affrontare la scrittura?  

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Una guerra antica quanto il mondo (della scrittura), quella tra coloro che vengono chiamati Pantser e Planner.

Quanto è importate pianificare una storia, usando il metodo che più si preferisce, rispetto a sedersi davanti al foglio e scrivere a ritmo di ispirazione o istinto (sorvoliamo sull'esistenza di questa ispirazione e se esista davvero nella forma in cui siamo abituati a pensarla.)

Vantaggi e svantaggi di un metodo e dell'altro. Parliamone.

Credo che ognuno abbia e debba avere dei metodi diversi, ma è importante, se non fondamentale, pianificare una storia prima di scriverla.

Attenzione, non parlo di scrivere per filo e per segno tutto ciò che succederà, ma di fissare i punti cruciali:

personaggi primari e secondari in primis, drammi, e incidente scatenante. Importante, poi, anche avere un quadro completo di come dovrà concludersi la vicenda.

Chiaro è che poi il come, il quando e il perché vengono da sé nel corso della scrittura.

Come editor, molte volte, mi sono ritrovata a trovare buchi di trama consistenti in scritti che non erano stati progettati. Questo, quindi, è lo svantaggio più comune dello "scrivere di getto".

Come autrice ho avuto modo di scrivere sia in un modo che in un altro. Se si scrive di getto però è importante non interrompere, non fermarsi, altrimenti si rischia di dimenticare ciò che si è scritto e creare ridondanze. 

Nel mio lavoro di editor, infatti, mi sono resa conto che poche volte l'autore torna indietro a rileggere ciò che ha riscritto.

La progettazione di un testo, comunque, può senza'altro aiutare lo scrittore.

Ripeto che non si tratta di sottoscrivere passo per passo, ma di delineare solo i punti cruciali. Quel determinato avvenimento, poi, potrà avvenire in modi e tempi differenti in base all'ispirazione dell'autore.

A mio parere, avendo scritto per lungo tempo "d'istinto" ed essendomi progressivamente trasferito nel "planning" passando per un metodo ibrido e tutto quanto, posso dire che uno scrittore di professione non può esimersi dal programmare una storia se vuole concludere qualcosa. Può usare qualsiasi metodo, non conviene tirar fuori l'argomento su quale sia buono e quale no, ma bisogna programmare la storia e tutto ciò che la circonda.
Sono così convinto di questo proprio perchè una volta ero fissato: scrivendo di getto potevo farcela! In realtà ho solo stressato il mio editor e me stesso in fase di revisione. Gli ultimi lavori, col planning, non solo sono molto migliori, ma sono semplici da editare poiché non ci sono stranezze, personaggi inutili, cose campate per aria, plot aperti e mai chiusi e via dicendo.

Inutile dire che a me, personalmente, la fase di planning mi appassiona un sacco e se potessi tornare indietro nel tempo, mi obbligherei a usarla pure per plannare storie di sei righe.

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Inizio col dire che la verità sta sempre nel mezzo, non si può scrivere per solo istinto o per pura razionalità. Quando è il momento di creare una storia, l'autore non deve pensare solo a programmare le scene e i capitoli dall'inizio fino all'epilogo. Pianificare una storia vuol dire pensare anche agli elementi che la compongono, gli stessi che noi editor studiamo per svolgere il nostro lavoro, oltre a essere le basi della scrittura. Bisogna pensare al genere in cui si configura la storia, studiandone le caratteristiche. Alcuni autori, alla domanda "Di che genere è il tuo romanzo?", non sanno nemmeno cosa rispondere, proprio perché scrivono di istinto (così si giustificano). 

Poi, vanno stabiliti il punto di vista e la focalizzazione. Di chi è il pdv? Di un personaggio? Di due, e li alterno tra loro? Focalizzazione interna, esterna o focalizzazione zero?

Dopodiché si possono studiare i personaggi e i loro comportamenti in diverse situazioni, facendo attenzione che non siano contraddittori (a meno che non abbiano una psicologia piuttosto complessa) e soprattutto che siano verosimili.

Insomma, questi sono alcuni esempi che necessitano di una scrittura "ragionata".

È pur vero che non si può scrivere solo con la testa ma bisogna andare anche "di pancia" (anche noi editor lo facciamo, infatti l'editing non è una scienza esatta ma soggettiva). L'istinto, secondo la mia esperienza da autrice, va a formare ad esempio lo stile e la voce dell'autore, e subentra nel momento in cui scrivi. Mi è capitato, infatti, di programmare come far agire i personaggi in un determinato contesto ma che, in fase di scrittura, la trama abbia preso una piega diversa. La scrittura può essere imprevedibile, ma non deve mai sforare nell'inconcepibile.

Quando si scrive è importante non farsi nemmeno prendere troppo dalla mano, per via dell'istinto. Quindi, non ci si perde in inutili descrizioni, in frase arzigolate, in sentimenti troppo accentuati.

Infine, vorrei aggiungere che è meglio non scrivere se in quel preciso momento non si ha bene in mente cosa mettere nero su bianco. L'ho sempre trovato controproducente. 

@alice anche se ho capito cosa vuoi dire, preferirei trovare un altro termine a genere. Diciamo che è bene avere in mente degli elementi caratteristici, o pensare al genere come una linea guida molto sottile; la trappola del "scrivo fantasy quindi devo far succedere X e Y piuttosto che Z" è molto pericolosa secondo me. Utilizzando un metodo di planning studiato come si deve, il problema del genere o degli altri elementi da te elencati si risolve (o così si spera).

Sull'ultimo punto, invece: io obbligherei gli scrittori a scrivere proprio quando non sanno cosa scrivere! 🤣 Se si sta fermi ad aspettare il momento, questa fantomatica ispirazione, si finisce per temere il foglio e non scrivere mai. L'esercizio che mi ha permesso di sbloccarmi (un po' alla cartone giapponese), è stato proprio quello di obbligarmi a scrivere qualcosa ogni singolo giorno.

Sono d'accordo sul non lasciarsi prendere la mano, in generale, e ho infatto notato che da quando ho abbandonato la scrittura istintiva è molto raro che saltino fuori interi paragrafi da buttare o completamente superflui a livello di trama.

Guarda, quando parlo di genere intendo che nel momento in cui decido di scrivere un rosa, il finale non deve di certo prevedere la morte di uno dei protagonisti. Perché altrimenti vado a scrivere un dramma di narrativa sentimentale. Oppure, prendiamo come esempio il fantasy. È sicuramente il genere in cui si può spaziare e può succedere qualunque cosa, stando comunque nei limiti della sospensione dell'incredulità. Ma se voglio scrivere un dark fantasy, non posso di certo utilizzare un linguaggio fiabesco. Né posso spacciare un romanzo per fantasy solo perché c'è un elemento magico che non incide nemmeno sulla storia. L'autore deve avere chiaro quello che vuole sin dall'inizio, insieme allo scopo e all'idea. Per questo è fondamentale conoscere le caratteristiche di ogni genere. Riguardo le altre cose che ho citato, dipende, in realtà sono risolvibili in fase di editing poiché l'autore non si accorge di determinati errori e quindi occorre un editor; ma se egli presenta un manoscritto confusionario, senza avere a mente le basi della scrittura, il testo non è editabile. O meglio, un editor professionista lo rifiuta. Questo è ciò che ci insegnano nei corsi. Per questo è importante anche studiare, se si vuole pubblicare un giorno. E leggere, molto.

Io più che altro consiglierei agli scrittori di leggere un genere affine al libro che si sta scrivendo o fare attività completamente diverse. A me è capitato così, ma penso che sia un fattore soggettivo. 

@alice Non sono d'accordo, riguardo genere e sottogenere e generi laterali e trasversali, ma non voglio uscire dal tema di questo post.

Il planning di sicuro è lo strumento migliore, anzi l'unico, che può evitare ogni sorta di problema, a prescindere da generi e altri elementi. Come dici tu, l'autore deve avere chiaro quello che vuole sin dall'inizio, ecco perché il planning secondo me è l'arma vincente.

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Anche io ho fatto lo stesso percorso di molti: iniziato scrivendo di getto, passando poi a una programmazione light e infine il metodo che sto usando oggi, una progettazione molto più strutturata che, a differenza di quanto pensino molti, non imbriglia per niente la fantasia, ti permette anzi di poterle dare libero sfogo senza correre il rischio di sbracare, di diventare incoerente, di perderti un personaggio o fare un guazzabuglio di trama.

Ho fatto dei corsi per capire come fare e li ho trovati illuminanti: ora quando ho tra le mani un manoscritto da valutare riesco a capire dopo poche pagine se chi ha scritto è partito a testa bassa oppure se ha fatto almeno un minimo di progettazione.

@alessandro-f Sì, ti capisco. E purtroppo, dico purtroppo, capisco perché l'ignoranza sia considerata una benedizione: è difficile leggere, o anche guardare film, una volta appresa una tecnica di planning della trama. Vedi tutti i buchi, le stranezze, le parti mancanti nel caso non sia stato fatto del planning.

Abbiamo anche lo stesso pensiero sul "negare la fantasia". Per orgoglio, studiando il metodo che uso adesso, mi volevo convincere che mi limitasse e che non avrei dovuto usarlo, ma una volta appreso come sfruttarlo ogni mia singola storia ne ha tratta vantaggi immensi (con annessi vantaggi anche in fase di editing).

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